Testimonianze ai tempi del Coronavirus da Barcellona Pozzo di Gotto – Provincia di Messina – Sicilia


Anche la città di Barcellona Pozzo di Gotto, come tutta Italia, sta vivendo un periodo di sospensione delle attività commerciali e culturali a causa dell’emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus.

Dall’8 marzo viviamo tutti in un tempo sospeso, in attesa di riappropriarci finalmente di una libertà che sembra sempre più lontana, ogni giorno che passa.

Siamo immersi in un’atmosfera surreale popolata da immagini, che sembrano proiettate da una videocamera, di cui siamo protagonisti nostro malgrado: persone che camminano in strade semideserte con mascherine e guanti e posti di blocco da parte delle autorità. Non ci si stringe più le mani, come siamo soliti fare in segno di saluto, non ci si abbraccia più, anzi si ha paura di chiunque per sbaglio (al supermercato, in farmacia o alla posta) si avvicini più della distanza consentita. Ogni volta che si diffonde la notizia di un nuovo contagio scatta subito la caccia all’uomo. La maggior parte dei barcellonesi vuole conoscerne l’identità per starne distante o per assicurarsi che non si tratti del vicino di casa, del collega di lavoro o del parente lontano.

Le giornate in casa sembrano tutte uguali, scandite sempre dagli stessi gesti e dalle stesse attività. Anche le lezioni a scuola sono state sospese, sostituite, a partire dal 5 marzo, dalla didattica a distanza, così le video lezioni, i messaggi su WhatsApp di alunni, genitori e colleghi costituiscono ormai la quotidianità di ogni insegnante. Le video chiamate sostituiscono anche i mega pranzi di famiglia, che eravamo abituati ad organizzare in occasioni speciali, come Pasqua e Pasquetta o per festeggiare semplicemente un compleanno.

Siamo stati costretti a riscrivere le pagine della nostra esistenza, ricordando il vero significato della parola “essenziale”. Essenziale è la nostra vita, essenziale sono i nostri affetti più cari, essenziale è l’amore verso il prossimo.

E, se da un lato possiamo ritenerci fortunati, perché il virus non ci ha ancora contagiato, anche se è in atto un contagio molto più rischioso, quello del sospetto e della diffidenza, e un’emergenza ben più grave, quella economica, ci manca tantissimo la vita di sempre.

Da insegnante mi mancano le lezioni in classe con i miei alunni, gli sguardi complici con i colleghi con cui ero in sintonia, persino i saluti appena accennati con quelli che mi stavano antipatici. Da presidente della Pro Loco “Manganaro” mi mancano le riunioni del martedì sera, i convegni pieni di gente, i progetti da realizzare a breve e a lungo termine.

Intanto, mentre il tempo scorre, ma sembra essersi fermato da secoli, aumentano ogni giorno di più le persone ridotte sul lastrico dalla crisi economica scatenata dalla quarantena forzata. Per fortuna i barcellonesi si stanno dimostrando molto solidali con i soggetti più bisognosi e anche le associazioni culturali hanno messo al servizio i propri contatti per lanciare l’iniziativa “Pane sospeso” in aiuto dei più poveri, quelli che non possono comprare neppure il pane.

Archiviate con una punta d’amarezza tutte le manifestazioni già organizzate, che non è stato possibile portare a termine per l’impossibilità di rispettare le norme di sicurezza, le associazioni culturali e l’Assessorato comunale alla Cultura stanno cercando di ovviare alla sospensione di tutti gli eventi, trasferendo le proprie attività sui social network, attraverso la creazione di pagine o di gruppi Facebook.

In questo periodo, approfittando delle ore trascorse forzatamente in casa, sono riuscita a concretizzare un mio vecchio sogno: la creazione del sito ufficiale della Pro Loco, che rappresenta nel contempo la versione online del periodico cartaceo “Simùn – Terre del Longano”, edito dalla stessa associazione a partire dal 2006.

Un evento negativo si è, quindi, trasformato per me e per la Pro Loco in una grande opportunità: quella di continuare a scrivere sul nostro giornale Simùn, anche se in versione digitale.

In città anche le altre associazioni sono in grande fermento. Il Network delle associazioni culturali, di cui fa parte anche la Pro Loco Manganaro, ha realizzato una pagina dedicata ad un museo urbano virtuale, in cui ogni associazione può esporre foto emblematiche della propria attività, nella speranza che almeno la prossima amministrazione comunale possa portare a termine un progetto trascurato dalla politica del presente e del passato.

Anche il Comune ha tentato di tenere viva la cultura in città. L’assessore preposto Angelita Pino e il suo esperto Salvatore Scilipoti hanno dato vita a due interessanti iniziative, con la creazione di due gruppi Facebook. Il primo intitolato “#iorestoacasa e da qui scrivo” la primavera per incentivare i cittadini ad esprimere in versi le emozioni suscitate da una primavera particolare, quella che ci costringe a stare chiusi in casa mentre tutto intorno la natura si risveglia con il suo tripudio di luci e colori. La seconda iniziativa, invece, è stata lanciata in occasione della Settimana Santa per ricordare i riti e le tradizioni barcellonesi, attraverso la pubblicazione di foto e di video, ed ha raggiunto il suo culmine con la filodiffusione della visilla in una città stranamente deserta nel giorno del Venerdì Santo

Flaviana Gullì

Viviamo settimane incerte e angoscianti, tempestati da una quotidiana frenesia di notizie, che in alcuni casi si sono rivelate vere e proprie fake news, sul Coronavirus. Il mondo attonito di fronte ad un virus nuovo, elaborato, più invasivo che mette l’umanità ancora una volta di fronte ad un “male oscuro” che ci perseguita da sempre e ci seleziona come se la natura si ribellasse sprigionando anticorpi nei confronti del parassita più dannoso: l’uomo e la sua violenta evoluzione. Il diffondersi del Coronavirus alimenta la psicosi che provoca paura a tal punto da cambiare perfino i nostri comportamenti con atteggiamenti inusuali nei confronti delle persone che hanno contratto la malattia e i sospetti tali, senza poi non dimenticare la ricaduta economica di tutte le attività commerciali e produttive, la privazione del contatto sociale, la quarantena forzata che alimenta lo spettro del tunnel buio in cui non si intravede una via d’uscita. A tutto questo bisogna aggiungere l’atteggiamento più che tendenzioso di alcuni mezzi di comunicazione che amplificano lo scenario tanto da renderlo percepibile come apocalittico anche se nella realtà non è tale. Ma cosa è realmente una pandemia, il cui termine etimologico deriva dal greco pandemos ossia “tutto il popolo”? E’ una virulenta epidemia molto contagiosa che colpisce varie aree geografiche del mondo talvolta con un tasso alto di mortalità, in questo caso specifico trattasi di un virus influenzale, le cui complicanze come la polmonite virale e la bronchite, colpiscono in modo particolare e con una certa gravità tutte quelle persone le cui difese immunitarie per vari motivi sono basse o comunque perché affette da gravi patologie. Gli irresponsabili tagli alla nostra Sanità perpetrati nel corso degli anni ed in modo particolare nel settore delle terapie intensive hanno provocato l’intasamento del sistema sanitario a tal punto da creare una vera e propria emergenza sanitaria che non può far fronte alle sempre più crescenti richieste di soccorso, per tale motivo ed in modo da evitare il contagio nei confronti della maggior parte della popolazione si è dovuta prendere la drastica decisione di chiudere l’Italia in quarantena. Isolamento che la mia città, Barcellona Pozzo di Gotto, sta affrontando tutto sommato con grande dignità e coraggio, i miei concittadini nella maggior parte hanno rispettato le regole imposte dal governo centrale con senso di responsabilità, pur dibattendosi tra i gravi disagi sociali e soprattutto economici che esso comporta, Un plauso è doveroso farlo anche ai medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari del nostro nosocomio, il cui reparto infettivo è stato trasformato in un avamposto del Covid-19, che in questo periodo si sono sacrificati con turni massacranti, e continuano a farlo, per assistere al meglio le persone contagiate. Voglio concludere con una breve riflessione fatta all’inizio di questo particolare momento di vita, da cui hanno preso spunto due mie considerazioni, la prima rimanda al romanzo “I promessi sposi” e all’appendice de “La colonna infame” di Alessandro Manzoni e alla epidemia di peste del 1630 che si verificò a Milano ed in Lombardia nello stesso periodo in cui fu ambientata l’opera, dove con la diffusione del virus si evidenzia la sua funzione sociale, educativa e direi, rieducativa dell’epidemia: l’uomo di fronte al “male oscuro” ritrova la sua “dignità”, il rispetto verso i suoi simili, gli animali, la natura. E la seconda considerazione è strettamente correlata con la funzione “democratica” della morte che come messo in risalto nella morale della poesia “A livella” del grande Totò, dove la natura effimera dei beni mondani cessa d’aver senso di fronte al potere della morte.

Giuseppe Giunta

Per via del mio lavoro, sono impiegato in un centro di vendita merci all’ingrosso, continuo a lavorare regolarmente e dunque vivo una sorta di quarantena dimezzata. Tuttavia anche la mia vita, come quella di tutti gli italiani, è stata abbastanza modificata dal virus. Mi muovo con la macchina solo per brevi spostamenti, più che altro per raggiungere il posto di lavoro, o per fare saltuariamente la spesa. Vedo poco i miei familiari e tutti gli amici dell’Associazione con i quali prima avevo contatti giornalieri. Purtroppo non posso raggiungere le città a me vicine, non posso muovermi per andare nei posti legati alla cultura che tanto amo. La cosa più brutta di questo periodo, ma intendiamo per “brutto” un concetto relativo in quanto brutto è il periodo che stanno vivendo al Nord Italia dove i malati e i morti sono tanti, è non poter condividere con i miei amici le mie passioni più importanti: i libri, l’arte, il paesaggio siciliano. Ho pubblicato un libro in Febbraio e non ho potuto ancora incontrare i miei amici-lettori, ogni forma di progetto per l’immediato futuro è stato per adesso accantonato e sospeso. Spero che presto tutto torni alla normalità e che finalmente la nostra vita possa tornare ai ritmi di sempre.

Andrea Italiano

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